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I RACCONTI DEL CUSCINO - Peter Greenaway

mercoledì 14 ottobre 2009

Rilessione da marciapiede



Come chi mi conosce sa bene, io non ho la patente, né guido il motorino. Perciò mi sposto con i mezzi o, quando ne ho voglia o sono stanca di aspettare, vado a piedi. E mentre cammino con l'i-pod nelle orecchie, tra una canzone di Tori Amos e una di Kate Nash, tra una di Malika Ayane e una degli Snow Patrol, a volte lasciandomi andare ad improbabili playback, cosa frulla nella mia testolina? Le cose più disparate, da "devo prendere appuntamento col parrucchiere, sti capelli non se possono più vede'" a "ho finito il credito nel telefono, devo fare la ricarica" a "ho bisogno di un paio di scarpe, ma mi basteranno i soldi?"; ma, tra pensieri di vita pratica e superficiali, ogni tanto si insinua qualche riflessione profonda. Quella di questi giorni riguarda il rapporto con gli altri, o meglio, l'ascolto dell'altro. Ciò che mi domando io è: noi ascoltiamo sul serio quello che hanno da dire le persone che sono intorno a noi? Facciamo veramente attenzione alle parole di parenti, amici, amanti, conoscenti, persone che amiamo, frequentiamo, odiamo? O li ascoltiamo solo nella misura in cui le loro parole rispecchiano l'idea che noi ci siamo fatti di loro, che non è detto risponda a realtà? Cerchiamo profondamente di capire chi ci sta accanto, o, in base a poche caratteristiche, li incanaliamo in categorie precise, con un modo di pensare stereotipato? E quando il loro comportamento esce dallo schema che avevamo in mente non riusciamo a capire quello che vogliono dire, come se parlassero un'altra lingua? Questa cosa mi è venuta in mente perché ho notato che in certi casi, per quanto siamo convinti di essere chiari ed espliciti, sembra che le persone non riescano a capirci. Non mi riferisco solo a me o alla mia esperienza personale, ma anche a cose riportatemi da amici. E devo dire che, ora che lo vedo scritto, mi sono proprio impelagata in un discorso complicatissimo. Non è che, come mi ha detto un mio amico, mi faccio troppe pippe mentali? Mmmmmh naaaaaaaa, ogni tanto ci vuole. Se no come faccio a maturare e ad evolvere? Solo che, effettivamente il discorso si fa decisamente lunghino e per una come me, che fino all'altroieri non scriveva più neanche una riga, forse è troppa carne sul fuoco.
Quello che posso dire in conclusione è che ho lanciato uno spunto di riflessione per chi leggerà e avrà il piacere di commentare. La mia idea è che, giustamente, c'è una grande varietà di risposte ai quesiti che mi sono posta: chi è convinto di ascoltare, ma non ascolta neanche se stesso, chi non ascolta consapevolmente perché non è interessato, chi ascolta solo alcune persone,...e potrei continuare ancora per molto. Per quel che mi riguarda io provo a capire, bisogna poi vedere se riesco a carpire il vero significato delle parole. E devo confessare che sono una di quelli che fa una selezione, non è possiblie interessarmi a tutti, ci sono persone che mi urtano il sistema nervoso e perché devo sforzarmi di comprendere? Siamo complessi e complicati, il tempo è prezioso e bisogna dedicarlo a chi vale la pena di conoscere approfonditamente. Il problema è riuscire a capire chi vale veramente la pena. Come si fa? Ma questo è un approfondimento da rimandare a un'altra volta.....

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